Here are my feelings. For my everyday life check here: https://www.facebook.com/gabriella.cordonelisiero
Sunday, 14 June 2026
15
Monday, 1 June 2026
Ammiragliato Open Day
June 1st is my birthday, but it is also the date chosen as the official birth day of the Star Trek Italian Club in 1986. Ans yes! that's a coincidence - I was not a member of the club (I didn't even know it existed) in 1986, and nobody from the club knew me at the time.
On this day I decided to skip my birthday (as I always do, but I don't mind) and celebrate STIC's anniversary - 40 years of history of trekkers in Italy - with an "oper day" of my house, which for more than 30 years has been the heart of this community of fans.I have prepared lots of things to show, I built a small shelving unit to display some of those objects and I invited friends to come with posts on Facebook and Telegram (the two social media I use the most).
We met late in the morning, had a quick tour, went to lunch in a nearby pizzeria and then we started to dwelve into some historic documents and stuff.
I won't say or show you here any of the stuff, because... you have to come next time. Yes, there will be a next time, and a next and a next. Hopefully I'll be able to put things on display in a better way every time, although it will never be the "museum" I would like to create.
In the meanwhile I heartfully thank who's come to celebrate this time: Giuseppina, Loris, Diego and Anna (with me in the photo) - it's been a pleasure and a honour to welcome you at the "Ammiragliato"!-----
Il 1° giugno è il mio compleanno, ma è anche la data scelta come data di nascita ufficiale dello Star Trek Italian Club nel 1986. E sì, è una coincidenza: non ero iscritta al club (non sapevo nemmeno che esistesse) nel 1986, e nessuno del club mi conosceva all'epoca.
In questo giorno ho deciso di non festeggiare il mio compleanno (come faccio sempre, ma non mi dispiace) e celebrare l'anniversario dello STIC - 40 anni di storia dei trekker in Italia - con un "open day" a casa mia, che da oltre 30 anni è il cuore pulsante di questa comunità di fan.
Ho preparato un sacco di cose da mostrare, ho costruito una piccola scaffalatura per esporre alcuni di questi oggetti e ho invitato gli amici a partecipare tramite post su Facebook e Telegram (i due social media che uso di più).
Ci siamo incontrati a tarda mattinata, abbiamo fatto un breve giro, siamo andati a pranzo in una pizzeria lì vicino e poi abbiamo iniziato a immergerci in alcuni documenti storici e altro materiale. Non vi dirò né vi mostrerò nulla qui, perché... dovete venire la prossima volta. Sì, ci sarà una prossima volta, e un'altra ancora. Spero di riuscire a esporre le cose in modo migliore ogni volta, anche se non sarà mai il "museo" che vorrei creare.
Nel frattempo ringrazio di cuore chi è venuto a festeggiare questa volta: Giuseppina, Loris, Diego e Anna (con me nella foto); è stato un piacere e un onore accogliervi all'"Ammiragliato"!
Saturday, 2 May 2026
Diario personale, data stellare 12604.10 (10 aprile 2026, ventunesimo secolo)
Ho incontrato l'equipaggio, durante la riunione sul ponte di ricreazione. E questo è quello che ho detto loro.
Mi dovete scusare se l'anno scorso ho promesso cose che non sono riuscita a fare. Il mio slogan elettorale, se ve lo ricordate era "trasparenza" e vi avevo promesso di condividere ogni cosa.
Trasparenza per far conoscere ai Soci quello che il Ponte di Comando fa, ma non abbiamo fatto riunioni, abbiamo chattato su Messenger prendendo decisioni, ma mai verbalizzandole. Anche se ho scritto un paio di post nel mio blog accennando alla mia esperienza nel Consiglio Direttivo, non ho potuto essere trasparente con voi su quello che abbiamo deciso: io salvo regolarmente le chat di Messenger, ma non penso di poterle divulgare perché non sono verbali, sono cose private.
Mi scuso anche perché avevo detto che, pur rispettando la maggioranza su una decisione in cui io ero in minoranza, se avessi pensato che la decisione doveva essere rivista, l'avrei portata all'Assemblea. L'ho fatto con l'invito alla SFU poi alla fine è andata com’è andata. Se mi troverò di nuovo in minoranza penso che non ve lo farò sapere, perché tanto non ha seguito, quindi scusatemi tanto per questo.
Scusate anche perché, nella mia idea, non avreste dovuto pagare per essere qui. Avevo proposto di pagare di tasca mia l'assicurazione supplettiva necessaria per far entrare gratis chiunque, ma alla fine sono stata in minoranza, quindi vedi sopra.
Scusate se non sono riuscita neppure ad essere la voce di quei Soci che non riescono (per miriadi di motivi) a partecipare di persona alle Assemblee e avrebbero cose da dire, non soltanto i voti. In realtà le persone che mi hanno chiesto come andavano le "riunioni" le conto sulle dita delle mani, e nessuno mi ha fatto proposte di cui farmi portavoce, quindi forse è una pippa mia mentale.
Ultima cosa... tra due anni, quando ci saranno le prossime elezioni, il primo che mi dice che non vuole entrare nel PdC perché c'è troppo impegno, gli do un calcione virtuale nel di dietro, perché l'unico "impegno" che io ho avuto come PdC è stato partecipare a una chat su Messenger. Penso che la maggior parte di voi passi più tempo a dire "buongiorno e buon caffè".
Computer, fine registrazione. Archivia definitivamente tutti i file relativi.
Friday, 2 January 2026
13 years
You have been and always be my one and only Admiral and I will always be your Number One. ❤️💔
#AlbertoLisiero
Friday, 10 October 2025
10 ottobre 2025, XXI secolo - Octorber 10th, 2025, 21st century
Diario personale, data stellare 12510.10 (10 ottobre 2025, ventunesimo secolo)
Continuo a non capire come può funzionare un gruppo di ufficiali al comando senza che si faccia alcun incontro faccia a faccia, ma evidentemente sulla nave ora funziona così. Io continuo ad archiviare i messaggi che ci scambiamo tramite DiPAD, ma non so se al Comando di Flotta accetteranno rapporti del genere.
Oggi mi sono davvero intristita. Avevamo ricevuto degli ordini, dal Comando di Flotta, sul comportamento da tenere in caso di primo o secondo contatto con altre navi e altri gruppi di esplorazione, e oggi sono stati del tutto disattesi. Ne ho chiesto la ragione, ma solo un mio collega si è degnato di rispondermi, e con una giustificazione che francamente non capisco. Certo, la discrezionalità di noi ufficiali al comando è sempre dovuta in qualsiasi circostanza, ma gli ordini erano chiari: effettuare un contatto, esplorare! E non c'erano ostacoli per non ottemperare a tale direttiva.
Ho deciso che non seguirò le decisioni prese dal gruppo nella sua totalità: questa esplorazione è troppo importante per me e il Comando di Flotta sembrava essere d'accordo (almeno a giudicare dalle sue direttive). Scenderò da sola, a portare alto il nome della nostra nave.
Per fortuna tra i miei colleghi ufficiali superiori almeno con uno riesco a parlare e a condividere gli intenti del Comando. Ma siamo solo in due, in un gruppo di sette...
Poi c'è un'altra cosa... Ci saranno dei festeggiamenti, fra qualche mese, e la nostra nave è tra quelle che dovrà organizzare una parte degli eventi... ma tra gli ufficiali al comando non se ne parla. L'organizzazione generale viene fatta da un'altra nave, certo, ma per gli eventi che riguardano NOI non dovremmo avere un minimo di operatività decisionale? Sembra che lasciamo fare tutto agli altri e noi ci metteremo solo il nome, come se non ci riguardasse...
Le perplessità aumentano, la frustrazione anche. Ma credo che stare nei ponti bassi per qualche anno abbia generato in me una sorta di ribellione: farò quel che reputo giusto, e se ne dovrò pagare le conseguenze... che sia!
Computer, fine registrazione. Archivia con la precedente.
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Personal log, stardate 12510.10 (October 10, 2025, twenty-first century)
I still don't understand how a group of commanding officers can function without any face-to-face meetings, but evidently that's how things work on the ship now. I'm still archiving the messages we exchange on our PADDs, but I don't know if Starfleet Command will accept reports like that.
Today I was truly saddened. We had received orders from Starfleet Command regarding how to behave in the event of first or second contacts with other ships and exploration groups, and today they were completely disregarded. I asked why, but only one of my fellow officers deigned to answer me, and with a justification I frankly don't understand. Of course, we commanding officers always have discretion in any circumstance, but the orders were clear: make contact, explore! And there were no obstacles to not complying with this directive.
I've decided not to follow the decisions made by the group as a whole: this exploration is too important to me, and Starfleet Command seemed to agree (at least judging by its directives). I'll beam down alone, to uphold the name of our ship.
Luckily, among my fellow senior officers, I can speak to at least one who shares the Command's intentions. But there are only two of us in a group of seven...
Then there's something else... There will be celebrations in a few months, and our ship is among those that will have to organize some of the events... but among the commanding officers, there's no mention of it. Sure, the general organization is handled by another ship, but shouldn't we have some degree of operational decision-making power for OUR events? It seems like we're leaving everything to others and we'll just put our name on it, as if it doesn't concern us...
The doubts are growing, and so is the frustration. But I think that staying on the lower decks for a few years has changed me into someone more rebellious: I'll do what I think is right, and if I have to pay the consequences... so be it!
Computer, end recording. Archive it with the previous one.
Thursday, 18 September 2025
Remembering Gattona
Gattona has chosen me back in August, 2018, when she was pregnant. I had seen her for months coming to get the food I always left (and still leave) for stray cats in my garden. She was not keen for cuddles, but one day she entered the house like it was her own, and never went away.
She relaxed in the kitchen, or on the sofa-bed upstairs, while her belly grew and grew.
One day, while I was about to close the sofa-bed after a visit, she arrived meaowing because she knew she was about to deliver. I quickly prepared a box with some old clothes, but as soon as I put the box for her to go in, she chose the sofa-bed... and started her labour!
She delivered only one son, Rua, and I've written about them here. As soon as I could, I neutered her, so that she could enjoy staying at home. According to the vet she could have been no more than two years old at that time.
When Rua was old enough, she stopped being a mother and became a grumpy lady cat. She had the nasty habit of marking her territory (like male cats usually do), and that territory not only being the garden and the outside of my house, but also the inside, particularly the kitchen. She barely tollerated the presence of her son Rua, as for other cats...? No way!But she was also very affectionate, and when she wanted to be cuddled, she had the deepest and longer purr of them all! She slept on my bed, on my mother's bed, on her preferred chair, on her pillow. And she had several preferred spots in the garden where to lay down and sunbathe.
She have had some healthy problems here and there, and last november I had to let the vet surgically remove a couple of benign cyst. Last July she suffered a sudden anemia, and the vet said that there was nothing to do if it was due to the poison used to eliminate rats, if on the contrary it was some case of an autoimmune disease then she could get better.
With the treatment she got better, but it was not enough anyway - a sudden relapse happened few days ago. I was going to put her to sleep, but when I came home from work on September 14th, she glanced at me and searched for my hands... and died. She was (probably) nine years old, a pretty good age for a stray!
My home will never be the same. I had so many cats in my life that I lost count, but she was the one who chose me to be her human. And I will never thank her enough for that.
🌈
18 settembre 2025, XXI secolo - September 18th, 2025, 21st century
Diario personale, data stellare 12509.18
Sono passati ormai diversi mesi da quando sono stata promossa a ufficiale di plancia, ma ancora continuo ad essere un po' perplessa: dopo tanti anni passati sui ponti bassi, il ricordo di quello che facevo quando ero tra gli ufficiali superiori si è sbiadito.Il capitano e il primo ufficiale ancora non hanno indetto alcun meeting in sala riunioni e non abbiamo quindi potuto procedere a uno zoom su proposte, procedure o problemi della nave.
Ognuno di noi ha il suo posto assegnato e dalle nostre rispettive consolle possiamo dialogare via messaggio su tutte le decisioni da prendere, ma anche questo mi rende perplessa: nessuno mi ha detto quale sia in realtà il mio compito, perché continuo a fare ciò che facevo quando ero sui ponti bassi senza soluzione di continuità.
Il lavoro di archiviazione dei messaggi che ci scambiamo continua, comunque, perché almeno da questo punto di vista voglio essere sicura di avere un riferimento per cercare tutte le decisioni prese: mi basta la mia personale incertezza emotiva, non voglio averne altre!
La lunga missione sul pianeta BB1 è stata un misto di piacevolezza (la sabbia, il mare...) e ostacoli (non sono mai stata brava con la diplomazia!), ma ora che è quasi finita tornare alle mansioni a bordo lo sento più difficile di quel che pensavo. E poi c'è un'altra cosa...
Speravo di poter essere un tramite tra l'equipaggio e gli ufficiali di plancia, ma nessuno dei miei colleghi ufficiali mi ha fatto richieste, o proposte... e non so come interpretare questo fatto.
Computer... fine registrazione... per ora.
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Personal log, stardate 12509.18
It's been several months since I was promoted to bridge officer, but I'm still a bit perplexed: after so many years spent on the lower decks, the memory of what I did when I was a senior officer has faded.
The captain and the first officer haven't yet called any meets in the conference room, so we haven't been able to zoom in on proposals, procedures, or ship issues.
Each of us has our own assigned post, and from our respective consoles we can exchange messages about all the decisions to be made, but this also leaves me perplexed: no one has told me what my actual job is, because I continue to do what I did when I was on the lower decks.
I keep archiving all the messages we exchange, however, because at least with this archive I can have a reference document where to search for all the decisions made: my personal emotional uncertainty is enough for me; I don't want any more!
The long mission on planet BB1 was a mix of pleasure (the sand, the sea...) and obstacles (I've never been a good diplomat!), but now that it's almost over, returning to my duties on board is more difficult than I thought. And then there's something else...
I hoped to be a liaison between the crew and the bridge officers, but none of my fellow officers have made any requests or suggestions... and I don't know how to interpret this.
Computer... end recording... for now.
Thursday, 2 January 2025
4:30 am January 2nd, 2013
Tuesday, 31 December 2024
Of resolutions and dreams - Di propositi e sogni
Minimalist lifestyle is a way of living with only the needed possessions, getting rid of all the clutter and distractions. And in the last couple of years I started to feel a urge to get rid of non-essential objects and routines in my life.
I already have a 1 meter wide closet where I have all my clothes (excepts a couple of bulky overcoats), my kitchen utensils can fit in another 1 meter wide cupboard and I'd need another 1 meter wide pantry for every canned and dry food I need. My technological objects can fit in a small trolley, and the very few books and DVDs or BDs that can soothe my soul can be easily accomdate in another small trolley.
All in all... I could easily live in a small caravan!
Except I have tons of books, hundreds of movies and TV shows on various media supports, tens of clothes of another life and other people who are no more. And kitchenwares enough for an army! These are difficult (nearly impossible) things to sell, and even giving 'em away as gift isn't easy.
Moreover there are thirty plus years of Alberto's collections of comics, magazines, manuals, gadgets that that I have no way, and no intention, of giving away.
So... my resolution of having a minimalist lifestyle is just a dream.
Like only a dream will be the "museum" I so much wanted to create in this house, so that family, friends and fans along could visit regularly to learn about the big adventure of the Star Trek Italian Club from the early beginnings to the day of Alberto's untimely death.
I had two options for the "museum" in mind, but alas... I would need money and the effort of pros to get 'em done. And I have neither money nor pros at hand!
For the record, plan A, the grand plan, consists of a brand new "Ammiragliato" - an off-the-grid structure that could withstand sysmic activity, floods and tornadoes. It should be disabled-accessible and open to the public. Four different rooms of 16sm each, in which the various stages of the Star Trek Italian Club history, from the 80s to 2012 will be on display. With transparent cabinets, interactive computer stations, and video installations. I would use both original furniture and replicas and the technology in display would be the actual devices used in the various eras - from the Commodore 64, to the Macintosh computers, to the latest PCs. I would live in a caravan (for real!) and the old house would become a kind of "ruin" to behold.
Plan B is just a renovations of the house I live in, the original "Ammiragliato", with all its flaws and problems (no accessibility, no flood proofing and so on). Things would remain exactly as they are now, but the house itself would be patched and refurbished to its old self. No (much) mould, no broken windows, no falling gutters, working pipes and so on. I would live here, so visiting hours would be limited, but I could easily offer a cup of tea or a strong coffee to the visitors!
As I said, no money, no pros and no way to obtain them - unless I win a huge amount of money with the National Lottery (I buy a ticket every year, but no luck so far)! So no Plan A nor Plan B. No minimalism.
I have no resolutions for next year, as usual, only my dreams.
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Lo stile di vita minimalista è un modo di vivere con solo i beni necessari, liberandosi di tutto il disordine e delle distrazioni. E negli ultimi due anni ho iniziato a sentire l'urgenza di liberarmi di oggetti e routine non essenziali nella mia vita.
Ho già un armadio largo 1 metro dove tengo tutti i miei vestiti (tranne un paio di cappotti ingombranti), i miei utensili da cucina possono stare in un mobiletto largo 1 metro e mi servirebbe una dispensa larga 1 metro per ogni cibo in scatola e secco di cui ho bisogno. I miei oggetti tecnologici possono stare in un piccolo trolley e i pochissimi libri e DVD o BD che possono lenire la mia anima possono essere facilmente sistemati in un altro piccolo trolley.
Tutto sommato... potrei tranquillamente vivere in una piccola roulotte!
Solo che ho tonnellate di libri, centinaia di film e serie TV su vari supporti multimediali, decine di vestiti di un'altra vita e altre persone che non ci sono più. E utensili da cucina sufficienti per un esercito! Sono cose difficili (quasi impossibili) da vendere, e persino regalarle non è facile.
E poi ci sono più di trent'anni di collezioni di fumetti, riviste, manuali, gadget di Alberto che non ho modo e non ho intenzione di dare via.
Quindi... il mio proposito di avere uno stile di vita minimalista è solo un sogno.
Come un sogno sarà il "museo" che ho tanto desiderato creare in questa casa, affinché familiari, amici e fan possano visitarla regolarmente per conoscere la grande avventura dello Star Trek Italian Club, dagli albori fino al giorno della prematura scomparsa di Alberto.
Avevo in mente due opzioni per il "museo", ma ahimè... avrei bisogno di soldi e dell'impegno di professionisti per realizzarli. E non ho né soldi né professionisti a portata di mano!
Per la cronaca, il piano A, il grande piano, consiste in un nuovissimo "Ammiragliato", una struttura off-the-grid, antisismica e protetta da inondazioni e tornado. Dovrebbe essere accessibile ai disabili e aperta al pubblico. Quattro diverse sale di 16 mq ciascuna, in cui siano esposte le varie fasi della storia dello Star Trek Italian Club, dagli anni '80 al 2012. Con armadi trasparenti, postazioni computer interattive e installazioni video. Utilizzerei sia mobili originali che repliche e la tecnologia esposta sarebbe quella dei dispositivi reali utilizzati nelle varie epoche, dal Commodore 64 ai computer Macintosh, agli ultimi PC. Vivrei in una roulotte (davvero!) e la vecchia casa diventerebbe una specie di "rovina" da ammirare.
Il piano B è solo una ristrutturazione della casa in cui vivo, l'originale "Ammiragliato", con tutti i suoi difetti e problemi (nessuna accessibilità, nessuna protezione dalle inondazioni e così via). Le cose rimarrebbero esattamente come sono ora, ma la casa stessa verrebbe rattoppata e ristrutturata per tornare a essere quella di prima. Niente (non molta) muffa, niente finestre rotte, niente grondaie che cadono, e poi tubi che funzionano e così via. Vivrei qui, quindi gli orari di visita sarebbero limitati, ma potrei facilmente offrire una tazza di tè o un caffè forte ai visitatori!
Come ho detto, niente soldi, niente professionisti e nessun modo per ottenerli - a meno che non vinca un'enorme quantità di denaro con la Lotteria Nazionale (compro un biglietto ogni anno, ma finora non ho avuto fortuna)! Quindi niente Piano A né Piano B. Niente minimalismo.
Come al solito, non ho propositi per l'anno prossimo, solo i miei sogni.
Tuesday, 13 August 2024
Birthday parties
Friday, 14 June 2024
Wednesday, 23 August 2023
The Return of King Lillian - my review
Wednesday, 14 June 2023
Alberto
Monday, 24 April 2023
Il Faro, la mia rinascita lavorativa (e non solo)
Un Faro è la luce nel buio, il punto di riferimento per naviganti in difficoltà, la speranza di un attracco sicuro nella tempesta...*
Queste sono le immagini che l'idea di faro evoca. È stata una delle prime "tecnologie" che l'uomo ha messo a disposizione di se stesso per trovare la via sicura verso casa.
Mai avrei pensato che queste immagini sarebbero diventate realtà per me.
Non lavoravo regolarmente più da diversi anni, e da quando mamma aveva cominciato a soffrire di attacchi di panico, non uscivo quasi mai di casa, se non per poche ore; poi, dopo il suo ictus le mie necessità (di qualunque genere fossero) sono state messe da parte.
E oltre a perdere la mia routine, mi sono ritrovata, pian piano, ad accantonare, e poi a mettere in dubbio, la mia capacità di fare qualsiasi cosa.
Quando mamma è stata ammessa definitivamente in casa di riposo, ho potuto cercare e (in parte) ritrovare quelle routine, ma senza più sostentamento economico.
Così ho cominciato a tappezzare di curriculum alberghi e agenzie di Bibione: fare le pulizie era sicuramente la cosa che avevo fatto di più negli ultimi anni, e in stagione il personale delle pulizie è sempre carente nei luoghi di villeggiatura.
Non sono però stati i curriculum sparsi in giro a dar frutti...
Era un venerdì dell'aprile 2022...
Sono iscritta al Centro per l'impiego di Portogruaro dal 2017, quando avevo chiuso la partita IVA mettendo fine all'ultratrentennale carriera di elaborazioni grafiche per la stampa. Avevo da poco aggiornato il mio curriculum online, ma con poche speranze, visto che tecnologie e abilità mi avevano di gran lunga superato.
Poi, una telefonata.
Era il Centro per l'impiego: una ditta di Portogruaro cercava qualcuno con conoscenza delle lingue per fare la custode del Faro di Bibione, avevano fretta e se ero interessata avrei fatto il colloquio il giorno dopo, sabato.
Mi sentii frastornata, tanto da non essere sicura di quale tipo di lavoro mi stavano offrendo, ma risposi di sì e il sabato ottenni il lavoro, nonostante sapessi solo pochissime parole di tedesco ( Guten Tag, Danke, Tschüss...) e non avessi mai fatto tour turistici guidati.
Ma tutta la mia esperienza di accoglienza delle persone (alle convention), il mio (breve) curriculum scolastico a indirizzo nautico e il mio inglese a livello alto, mi avevano fatto assumere. O meglio, mi avevano assicurato una giornata di prova.
E così, il 7 maggio 2022 ho oltrepassato per la prima volta da "impiegata" il cancello del Faro di Bibione, che fino a quel momento era stato un vago punto di riferimento nel mio poco girovagare nei dintorni.
Subito mi sono sentita a casa. Ho percepito una sensazione di "appartenenza", quella sensazione che ti fa capire che sei nel posto giusto al momento giusto.
Una sensazione forte che ho provato solo due altre volte nella mia vita.
La prima volta quando scelsi la scuola superiore che volevo frequentare. Non so se è ancora così, ma ai miei tempi in terza media si facevano visite nei vari istituti di zona per "orientare" noi ragazzi alla scelta di come proseguire gli studi. Quando misi piede all'Istituto Nautico Artiglio di Viareggio mi sentii a casa. All'epoca non c'erano molti sbocchi professionali per una ragazza dopo aver preso il diploma nautico (le Armi erano ancora precluse alle donne, quindi niente carriera in Marina o Aeronautica) e il massimo a cui potevo aspirare era fare la segretaria in un'azienda nautica o al porto. Ma durante quella visita decisi che avrei studiato lì, che quella era la "mia" scuola, il resto non aveva importanza.
Una volta diplomata avrei voluto laurearmi in biologia marina e imbarcarmi su una nave oceanografica... non ci riuscii, ma questa è un'altra storia.
La seconda volta che provai la sensazione di "appartenere" a qualcosa fu quando incontrai Alberto, prima ancora di innamorarmi di lui. L'incontro (descritto da lui sull'allora fanzine dello STIC-AL) fu breve, ma intenso e mi mise davanti a una realtà che non immaginavo: un club italiano di Star Trek. In quel momento sentii che appartenevo a quel mondo, che dovevo farne parte. Mi iscrissi al club per intraprendere nella funzione quella carriera da "capitano" che mi era preclusa nella realtà... E il resto è storia!
Tornando a quel 7 maggii, la mia avventura con il Faro era appena cominciata, ma fin dai primi giorni mi sentii così a mio agio che mi sembrava di aver fatto quel lavoro da sempre.
Un lavoro semplice, che consisteva principalmente nel mantenere pulita la mostra all'interno della struttura del Faro, aprire e chiudere agli orari stabiliti, accendere le apparecchiature, dare il benvenuto ai visitatori fornendo loro informazioni sulla storia centenaria del Faro, su Bibione e i suoi servizi turistici... Una via di mezzo tra una guida turistica e un'addetta al decoro degli ambienti.
Ho legato subito con la mia collega Roberta che faceva il turno di mattina e col mio collega Ricciardo che si occupava dello spazio esterno, come fossimo stati un team da sempre.
Con Annalia, una delle curatrici della mostra, e il suo gruppo di lavoro, ho poi legato in modo particolare, forse perché ho condiviso da subito l'entusiasmo per la storia del Faro e per coloro che vi avevano vissuto.
La cosa più bella che mi ha regalato il lavoro, però, è stata l'occasione per fare un po' di meditazione sulla mia vita, sul mio futuro, su ciò che volevo veramente.
Nei momenti di tranquillità, quando il flusso di persone si fermava, quando erano tutti a fare il pic-nic in spiaggia, ho lasciato che la mia mente volasse libera sull'onda delle emozioni positive che provavo (forse dettate dal mio amore per il mare, forse dal fatto che dopo anni stavo lavorando di nuovo) e ho ricominciato a leggere libri, una cosa che, causa la mia perenne stanchezza mentale, non facevo più da anni.
Libri che avevo sul comodino e libri acquistati apposta, libri di viaggi ed esplorazione, libri di scoperte e scienza.
E poi veniva il momento di chiudere le imposte, di spegnere le installazioni video, spazzare i pavimenti dalla sabbia... ed era in quel momento che, nel silenzio in cui restavo immersa, mi mettevo a parlare con me stessa e con la scala che porta alla lanterna, visibile ma inaccessibile (perché sotto la giurisdizione della Marina Militare) attraverso una vetrata.
Parlavo e riflettevo... Passavo senza soluzione di continuità dal pensare a cosa mangiare a cena a quale sorpresa ci avrebbe regalato il telescopio James Webb una volta attivo, da quello che stavano combinando Rua e Gattona in giardino al rientro di Samantha Cristoforetti dalla ISS, da quale giorno scegliere per vedere il nuovo episodio di Star Trek, alla coscienza quantica.
In un certo senso "dialogare" "con il Faro è stato come dialogare con Alberto, una cosa che non sapevo mi mancasse così tanto!
E ho capito molte cose di quella che è questa mia mezza vita senza Alberto.
Ho capito quanto mi era mancata una routine quotidiana, una programmazione settimanale o addirittura mensile, degli orari da rispettare... E anche quanto mi erano mancate l'interazione con le persone, le occasioni di scoprire (o riscoprire) le mie capacità di affrontare gli imprevisti, il lavorare in gruppo e il piacere di guadagnarmi da vivere lavorando.
Dicevo all'inizio che un faro è una luce nella tempesta, ma per me è stata la luce nella bonaccia. Non mi sentivo più in balia delle lunghe onde monotone e degli agenti esterni: stavo ricominciando a navigare!
Chissà, probabilmente avrei ritrovato un po' me stessa con qualsiasi lavoro, ma fare la "guardiana del faro" per una stagione intera è stato più di un semplice lavoro. È stata un'epifania: un ritorno indietro ai tempi del Nautico, passando per l'amore per stelle ed esplorazione, per arrivare al presente in un "approdo" nuovo della vita.
Per questo ringrazio il Faro e quel destino che mi ha portato a incontrarlo non come visitatrice, ma come sua custode!
Aggiornamento: le righe sopra sono frutto di mesi di scrittura e riscrittura, durante un inverno di pausa in cui ho capito che adoro lavorare solo nei mesi più caldi e per questo voglio fare la "stagionale" fino alla fine dei miei giorni lavorativi.
E dopo questo lunghissimo monologo posso anche aggiungere che sono di nuovo al Faro, di nuovo "custode e vigilante" e con lo stesso entusiasmo dello scorso anno, anzi, forse con ancora più voglia di condividere la bellezza che anche quest'anno mi circonderà: mare, fiume, pineta, vento, nuvole, sole... al Faro!
Mi trovate lì, ogni giorno (tranne i martedì) da maggio a settembre... e oltre!
Monday, 2 January 2023
530326 minutes
Wednesday, 7 December 2022
Nedda - mum extraordinaire
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| Nedda during one of her last visit to her park! |
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| Nedda at our wedding. |
Nedda Gilè
Art Gallery ANDROMEDA
Monday, 4 July 2022
Una (non troppo) breve storia (purtroppo) triste
Sono circa le due della notte tra venerdì 2 e sabato 3 luglio. Mi sono addormentata a pancia in giù con Gattona accanto alle gambe. Finestre aperte con zanzariere, caldo come piace a me, una notte tranquilla, anche se un po' più buia del solito per la mancanza della forte luce della luna.
Sento qualcosa che mi cammina sulle gambe, è un attimo, ma abbastanza da svegliarmi. Penso sia Gattona, ma con i piedi sento che si è spostata all'angolo del letto. Mi giro, accendo la luce e penso che forse è un ragno calato dal soffitto, o magari una delle tante scutigere che mi tengono casa libera dalle formiche. Non ho paura di nessun insetto o aracnide, e quindi mi premuro soltanto di controllare che, qualunque cosa fosse, non sia rimasta intrappolata tra le lenzuola: mi spiacerebbe schiacciarlo. Non trovo niente e torno a dormire.
Mi sveglio di nuovo, saranno passati dieci minuti. Stavolta è un rumore accanto al letto, una specie di frullar di ali contro la borsa di plastica dove tengo costume e accappatoio. Gattona è sul letto, tranquilla e indifferente. Forse è entrato un uccellino, anche se non so come, ma è meglio rimetterlo in libertà prima che lo noti Rua (che, al contrario di sua madre Gattona, è un provetto cacciatore). Cerco di vedere dove sia. Sento ancora frullare di ali, noto una forma piccolina, potrebbe essere un piccolo passerotto.
D'un tratto si palesa, per pochi secondi, "cadendo" dalla borsa sul pavimento accanto al letto. Poi sparisce sotto il letto. Ma l'ho visto, e non è un passerotto! È un piccolo pipistrello! Sono anni che desidero rivedere pipistrelli da queste parti. Una volta svolazzavano ogni sera regolarmente intorno al lampione davanti casa, ma poi sono spariti... e mai più tornati! La presenza di un pipistrello in casa è strana (da dove è entrato?), ma ne sono entusiasta!
Ritaglio al volo una bottiglia d'acqua vuota (ne bevo talmente tante che ne ho sempre in giro!) per cercare di catturarlo, ma niente da fare, si insinua tra le reti del letto, ed è così piccolo che non riesco più a vederlo. Decido allora di lasciarlo stare (sarà spaventatissimo) e torno a letto e non sentendo altri rumori riprendo a dormire... per venir svegliata pochi minuti dopo da un caos di squittii, zampe che corrono sul pavimento e svolazzi...
Era ovvio! Il povero pipistrello è stato stanato e ora è nelle grinfie di Rua! Anzi... nelle fauci! OK, ormai è spacciato. Rua si ferma, mi guarda con la preda in bocca, e poi la posa per terra. Vedo che il pipistrello è ancora vivo...
Piccola parentesi. Rua porta regolarmente le sue prede in casa: quando sono morte oppure ormai senza speranza, gliele lascio, gli faccio i complimenti e gli indico la cucina o il bagno al piano terra dove può fare quel che vuole (lì è facile ripulire). Ma se vedo che le sue prede sono ancora vitali, cerco di liberarle: Rua si sazia in altro modo, quindi va bene l'istinto del cacciatore, ma se posso evito la fine delle prede!
Faccio per prendere il pipistrello con la bottiglia, ma Rua è più veloce di me. Allora afferro un fazzolettino di carta (lasciamo perdere la bottiglia!!!) e a quel punto comincia un breve inseguimento per la casa, che finisce in corridoio: Rua molla il pipistrello, il pipistrello si nasconde dietro il termosifone, mi avvicino col fazzoletto, ma Rua allunga una zampa, afferra il pipistrello e lo trascina a un metro da me. Il pipistrello è a terra, ali aperte e Rua si accuccia, soddisfatto. Approfitto e prendo il pipistrello con il fazzoletto!
Con Rua che mi guarda sconsolato mi chiudo in bagno e valuto la situazione: il pipistrello è stordito, ma non vedo sangue, segno che Rua non lo ha morso profondamente. Forse sono ancora in tempo per salvarlo. Col pipistrello nel fazzoletto, ora rannicchiato, torno a letto, prendo il cellulare e cerco sul web cosa fare in questi casi. Le indicazioni che trovo sono confuse e contraddittorie, l'unica indicazione comunque è quella che si possono toccare senza problemi, perché il nostro odore non impedirà agli altri di accoglierli di nuovo nel gruppo (o alla madre di cercarli, se sono piccoli). Mi sa che vado d'istinto!
I pipistrelli hanno bisogno di essere in alto per "spiccare" il volo: si lasciano cadere da una certa altezza e aprono le ali a mo' di aliante. OK, c'è una finestra in casa sul cui davanzale posso posarlo in sicurezza, senza che Rua o altri gatti possano arrivarci. Lo poso lì, lo saluto e spero che, una volta ripresosi, possa spiccare il volo mettendosi al sicuro.
Torno a letto, con Rua che mi guarda male e Gattona che è tornata nel suo angolo di letto (forse prima era solo andata a fare pipì!). Per sicurezza metto una sveglia alle cinque per controllare il pipistrello e finalmente mi metto a dormire senza ulteriori interruzioni.
Mattina del 3 luglio, alle cinque suona la sveglia, mi alzo... il pipistrello è ancora sulla finestra. Temo sia morto, ma prendendolo (a mani nude, tanto posso lasciargli il mio odore) sento che si muove. Le sue minuscole zampette si aggrappano alla mia pelle e in due secondo si accoccola nel palmo della mano. Decido di fare qualche altra ricerca sul web: tanto è troppo presto per chiamare il veterinario! Trovo numerosi siti dedicati alla protezione dei pipistrelli, con molte informazioni (stavolta più coerenti tra loro) e alcuni consigli. Il pipistrello è ancora nella mia mano, tranquillo... lo guardo... è tenerissimo. Non è un cucciolo, perché ha già la sua bella peluria su tutto il corpo (tranne le "ali"), ma non deve essere un adulto formato, è un po' troppo piccolo. Confrontando immagini e misure, deduco che sia un Pipistrellus pipistrellus, magari nato da una decina di giorni. Mi organizzo (sempre tenendolo in mano) per dargli un po' di acqua tiepida perché avrà sicuramente sete: una siringa senza ago fa al caso mio. Prima poppata andata. Ora provo a metterci qualche granello di latte in polvere... seconda poppata ancora più gradita! E' il momento di trovargli una cuccia per il giorno dove lasciarlo dormire in pace mentre sono al lavoro, quindi... scatola da scarpe e panno di pile. "Pipistrello, ecco la tua casetta!" gli dico... e mentre lo dico penso che potrei chiamarlo "pipi", con la prima "i" lunga... e quindi Peepi!
Metto la scatola in una stanza chiusa dove i gatti, specialmente Rua!, non possano entrare e passo il resto della mattinata con la mia solita routine, interrotta ogni mezzoretta per controllare Peepi, che dorme saporitamente. Provo a telefonare a un numero che ho trovato sul web su una pagina di "sos chirotteri", ma non risponde nessuno. Decido di continuare le ricerche la sera: è ormai ora di pranzo, do un'altro poco di acqua a Peepi (che gradisce) e vado al lavoro.
Quando torno, ormai sera anche se il sole ancora non è tramontato, vado per vedere Peepi e non lo trovo. Panico per qualche secondo! Poi scopro che si era infilato tra le pieghe del panno, rannicchiandosi! È sveglio e attivo, in effetti è l'ora in cui potrebbe volare via libero! Prendo dell'altra acqua e gliela do (beve!) e poi sistemo un barattolo nella scatola da scarpe, ricoprendolo con un altro panno di pile, in modo che il bordo del barattolo sia al di sopra di quello della scatola. Poi prendo la scatola e la metto sul davanzale della finestra incastrandone una parte nella finestra stessa, in modo che non possa cadere. Peepi è sul fondo della scatola, ma lo vedo che si arrampica e poi si ferma in cima al barattolo. Aspetto qualche minuto, non accenna a lanciarsi... avrò bisogno di tempo... o forse attende che sia notte.
La notte tra il 3 e il 4 passa senza problemi. Mi sveglio una volta sola (per andare in bagno) e noto che Peepi è ancora lì, si muove, ma non accenna a buttarsi... forse è davvero troppo giovane. Spero allora che la madre venga a cercarlo!
La mattina del 4, con la sveglia delle cinque che mi ero dimenticata di disattivare, mi alzo e controllo Peepi. Non c'è più! Cerco tra il panno, ma non si è nascosto, è proprio andato via! Esulto: sono riuscita a salvarlo! Mi affaccio dalla finestra giusto per scrupolo e... lo vedo... sulla piccola tettoia del piano di sotto: non è riuscito a spiccare il volo! Penso che sia morto! Prendo un lungo bastone per cercare di avvicinarlo al bordo della tettoia così da poterlo prendere... e lui si sveglia e afferra il bastone! A quel punto lo tiro immediatamente su, lo prendo in mano e lui si accoccola di nuovo sul mio palmo. "Certo che mi fai disperare, Peepi!" gli dico. Ma sono ancora troppo addormentata per pensare alla prossima mossa, quindi torno a letto, con Peepi nella mano e mi rimetto a dormire, accarezzandolo.
Quando mi sveglio, alle 9, Peepi è ancora lì, sul mio palmo, ma sta... facendosi le pulizie! Mi sorprendo di quanto possa essere carino un pipistrello, e mentre lo guardo mi riprometto, tornata a casa quella sera, di ordinare la casetta per pipistrelli che ho nella "wish-list" di Amazon da anni. Così Peepi potrà smettere di stare nella scatola da scarpe!
Oggi però non ho tempo di stargli dietro, ho diverse cose da fare in mattinata prima di pranzo, quindi gli ridò da bere e lo rimetto nella sua cuccia diurna. Aggiungo un piattino con dell'acqua, un pezzo di frutta e un bocconcino dei gatti: non posso catturare zanzare per lui e sul web non ho trovato nessuna indicazione valida su cosa dargli in alternativa. Prima di uscire, però, chiamo il mio veterinario, che non si occupa di animali selvatici e mi dice di chiamare l'assl... che non si occupa di animali selvatici e mi dà un ulteriore numero, che non risponde. Esco e faccio le mie commissioni, poi torno a casa per pranzo, controllo Peepi (che dorme appeso a testa in giù sul barattolo dentro la scatola e si stiracchia quando lo accarezzo) e provo a richiamare il numero. Risponde una segreteria che dice di lasciare un messaggio su Whatsapp con foto e indicazioni del luogo dove si trova il chirottero da aiutare. Faccio e vado al lavoro.
Poco prima di entrare al lavoro (sull'orizzonte degli eventi del "buco nero" di comunicazioni che c'è al Faro di Bibione) ricevo la risposta su Whatsapp: "Riesce a portarlo al poliaumbulatorio?"... Mi infurio (per usare un eufemismo!): questo è l'aiuto che mi date? Ma andate aff... Entro al lavoro cercando di pensare a qualche alternativa!
Di solito esco dal lavoro e mi fiondo a casa, ma stavolta deciso di passare al supermercato per prendere della carne. OK, è un po' un volo pindarico, ma in fondo i pipistrelli sono carnivori, spero solo che Peepi sia di bocca buona. Altrimenti proverò a darla a Rua o Gattona (che però ormai prediligono croccantini particolari!) oppure ai vari randagi che circolano in giardino!
Torno a casa, taglio qualche pezzetto di carne e lo do a Rua e Gattona (che come previsto annusano e rifiutano). Do da mangiare a loro e anche ai due gatti che gironzolano intorno casa e poi mi fiondo da Peepi! Apro la scatola, lo vedo sempre appeso in giù, a dormire, ma... qualcosa non mi torna... il minuscolo musetto è infilato nel piattino con l'acqua, ma non sta bevendo... Ho un tuffo al cuore, lo tocco... niente. Lo prendo in mano... e mi rendo conto che è freddo e rigido. Non ce l'ho fatta! Non sono riuscita a rimetterlo in forze per liberarlo! È morto dentro la sua scatola da scarpe cercando di dissetarsi ancora una volta! Piango.
Piango tanto, prendo Peepi in mano, accarezzandolo per l'ultima volta. Rua, Gattona e gli altri gatti mi guardano strano, non credo che mi abbiano mai visto piangere così. E anche io mi stupisco del mio pianto: in fondo era un semplice piccolo pipistrello, strappato alle grinfie di un gatto che forse aveva già danneggiato irreparabilmente qualche suo organo interno... Ma non riesco a smettere. Una creaturina così indifesa, che si aggrappava alla mia mano per cercare calore. E chissà quante zanzare avrebbe eliminato da intorno casa! Resta il mistero di come sia entrato in casa quella notte... ma in un certo senso sono contenta che l'abbia fatto perché mi ha regalato due giorni che non dimenticherò mai.
Ho seppellito Peepi sono uno degli alberelli nuovi, spuntati questa primavera accando a casa. Non so che tipo di albero sia, ma d'ora in poi lo chiamerò Peepi.











